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IRIS BLU

Carmela Tuccari

Il cielo tersissimo, di un azzurro intenso e lucido, era una cupola di smalto sulla vasta distesa dei vigneti d’un verde brillante che già cominciava a striarsi della ruggine autunnale.

Sullo sfondo l’Etna, senza nemmeno il consueto pennacchio di fumo, stagliava la sua mole massiccia e violacea confondendosi con l’orizzonte che sfumava nel celeste, quasi fosse un dipinto su tela.

Non un alito di vento, l’aria vestiva il ricordo del sole d’estate lasciando sulle braccia nude un piacevole tepore. Ottobre in Sicilia è un periodo magnifico, carico di profumi e di colori.

Nello splendido scenario di quel mattino, girovagavo come un’anima in pena tra i filari di viti dalle quali pendevano i grappoli fitti di acini violetti e turgidi che anelavano ad essere raccolti.

Si era finalmente conclusa una balorda storia d’amore tra me e un aitante quanto insulso giovanotto, tirata avanti per ben due anni, più per abitudine che per passione, cioè quel tipo di unione avallato spesso dalle due “genitrici” per consolidare una certa tradizione sociale e paesana. (da Galeotto fu il vino)

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