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Nome e cognome - radici inestirpabili

Fiore Luigina ALA

Prefazione

Ognuno di noi ha, in qualche cassetto, una foto antica degli avi con "gli abiti buoni" ed in bella posa.

Ognuno di noi ha qualcuno che è venuto da lontano o è andato lontano.

Ognuno di noi ha la possibilità di ritrovarsi in questa "avventura" al tempo così dolce e così amara, così lieta e cosi triste, qual è quella narrataci da Luigina.

Barba Duard, dilaniato da scelte difficili, con il pianto nel cuore per dover rinunciare a quanto avesse di più caro, è un pò lo zio di tutti, l'uomo che ha amato la sua terra, così dura ed arcigna, la sua gente, le sue tradizioni, senza mai dimenticare anche, cone diremmo oggi, da remoto.

Le radici quindi, questo legame inscindibile che ci unisce ad una famiglia, ad una terra, ad una storia.

Il filo conduttore attraverso tre secoli, svariate generazioni: occhi "cerulei" che sanno cogliere il bello ed apprezzare anche il "poco", che sanno guardare oltre l'erta che dalla valle porta all'amata Ravoira, che da Parigi vanno oltre la scalinata di Montmatre, per vedere e ritrovarci in uno sguardo che abbraccia storia e fantasia, oggi, e che sa e vuole vedere e sperare anche in domani.

 

ARBRUN

E' il nome di un piccolo concentrico di case, ormai quasi tutte abbandonate e ridotte a ruderi, poste sulla montagna di San Giorio... L'origine del suo topponimo sembra provenga dal cognome di un soldato francese, disertore delle truppe di Napoleone Bonaparte, che, in fuga dalla guerra, vi giunse dopo un lungo peregrinare, tale ARBRUN.

..... decise quindi di non fare ritorno al suo paese d'origine e che quello sarebbe stato il luogoin cui avrebbe trascorso il resto della sua vita...

 

PAOLA - 2020

.....alla parete, in una bella cornice di legno, fa mostra di sè una fotografia ingiallita dal tempo: tre persone vestite a festa, con lo sguardo schivo, quasi in imbarazzo un uomo seduto su una sedia, un accenno di baffi, il vestito buono, la camicia bianca con una corta cravatta e le mani appoggiate sulle gambe. Alla sua destra una donna, il braccio sulla spalla dell'uomo, una camicetta a riche con l'ampio colletto chiuso da un cammeo, una gonna che arriva alle caviglie, i cappelli raccolti in uno chignon ed un sorriso appena abbozzato. Alla sinistra dell'uomo una bimbetta di una decina d'anni, la manina nascosta sotto la grande mano, quasi a trarne conforto, il vestito di mussola a fiori, due codini legati con un nastrino e un paio di scarpe con la fibbia rotonda...

 

EDOARDO 1920

Ventun marzo.

La vita ha ripreso il suo corso, le ferite dell'anima faticano a rimarginarsi; a volte, nella notte, mi sveglio di soprassalto, mi sembvra di sentire il rombo dei cannoni, lo scoppio delle granate, di essere ancora in trincea ma, guardandomi intorno mi rendo conto di essere nel luogo che ho sognato tante volte in guerra e che quel periodo è da relegare in fondo alla memoria.

 

Ventun giugno

ll regalo più bello di questo mio ventiduesimo compleanno è questo: stare seduto stasera con le mie sorelle, la schiena appoggiata al grande frassino del cortile di casa; intorno a noi le lucciole rischiarano la notte con le loro lucine intermittenti ed il frinire dei grilli accompagna il loro volo: non mi sembra neppure vero, quante volte ho sognato momenti come questi! Questi luoghi e questa quiete sono la miglior medicina per lo spirito, leniscono i dolori e mi perrmettono di ritrovare me stesso.

 

YVETTE - 2019

Quattro agosto

... Raggiunta Ravoira,ecco che mi si fanno incontro delle persone festanti ...

Un groppo mi sale in gola e calde lacrime di felicità sgorgano dai miei occhi alla vista di quei volti felici; la maggior parte di loro ha ereditato gli occhi di famiglia, quei begli occhi azzurri come quelli di nonno Dedè. ....

... lo sguardo verso la valle, verso San Giorio ed io mi rendo conto che sto guardando lo stesso paesaggio che vedeva nonno Edoardo....

.... raggiungiamo la piccola cappella... si vede che gli abitanti di Ravoira ci tengono, è molto ben curata..

...sulla facciata tre affreschi: uno raffigura San Giorgio, patrono del paese... in quello centrale è raffigurata Santa Liberata ...il tezo raffigura S. Antonio con il bambino...

 

Sei agosto

...dalla borgata Garda si scende lungo una mulattiera..e si giunge al Parco della Memoria. ... si arriva nel luogo in cui l'8 divembre 1943..le bande partigiane di Carlo Carli e Walter Fontan giurarono fedeltà alla Patria...

.... arriviamo ad un incrocio, dove è ubicata una piccola casetta in petra, con il tetto in lose. E' una della piccole abitazioni che venivano usate dagli scalpellini che lavoravano nelle cave di gneis...

 

Sette agosto

oggi... andiamo a visitare la borgata Città... procediamo lungo il sentiero: ecco il pozzo dove il nonno andava ad attingere l'acqua per accudire gli animali... Più avanti ecco la grande fontana con il tetto in lose e due grandi vasche dove le donne facevano il bucato.. proseguiamo il cammino ed ecco la bell Chiesa dedicata a S. Anna.... lasciamo la Città con il suo campanile che svetta sulle case e raggiungiamo la Borgata Adret, dove rimango stupita una volta di più dalla bellezza di questi luoghi. La giornata è luminosa e lo sguardo abbraccia tutta la valle, circondata da splendide montagne; in lontananza, sulla destra, si staglia la Sacra di San Michele e, più giù, la visuale arriva fino a Torino......

 

....devo salutare i miei nuovi amici ed accomiatarmi dal luogo in cui ho ritrovato le mie radici. Radici legate da un filo sottile ma tenace: neppure la lontananza ha mai potuto spezzarle; sono sempre state radici inestirpabili nel cuore del nonno e lo saranno anche per me.

 

 

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