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Monografia da Altanum a Polistena, territorio degli Itali-Morgeti

Vincenzo Guerrisi e Vincenzo Guerrisi

In mancanza di fonti dirette, le vicende storiche dei Morgeti, come di altri popoli preromani, possono essere ricostruite unicamente sulla base delle notizie fornite da autori greci e romani, dai dati della toponomastica e dell’archeologia. Secondo Antioco di Siracusa, il popolo degli Itali colonizzò l’antica Calabria nel V secolo a.C. Italo, re saggio, da lui l’attuale regione prese il nome. Si chiamò Italia e i suoi abitanti Itali. Gli Enotri sarebbero giunti in Italia, e si distinsero in tre rami: Itali, Morgeti e Siculi. «[…] come dopo la morte di Enotrio, Enotria ebbe altro nome, e fu chiamata Italia, e Morgetia, e dopo questo nome fu detta Sicilia, Chonia, Iapigia, e Salentia, e poscia congiunta in un nome fu detta Magna Grecia».Il successore di Italo che governò l’Italia (l’odierna Calabria) fu Re Morgete, sino a quando questa non fu invasa dai Bruzi-Brutti, un popolo dalle ignote origini che si stabili nella parte centro-settentrionale della regione ed elesse come sua capitale Cosenza; avanti negli anni i Bruzi saranno acerrimi nemici dei Romani. Autorevoli fonti letterarie attestano che intorno al 1600 a.C., e cioè all’inizio del bronzo, Enotrio figlio di Licaone, proveniente dall’Arcadia, si stabilì con la sua gente sul versante Ionico Calabrese, invece sulla costa tirrenica trovò ospitalità il popolo degli Ausoni. Dagli Enotri si sarebbero poi distinte le popolazioni degli Itali, Morgeti e Siculi. Ebbero così origine Siculi, Morgeti ed Itali, che sono Enotri – Οὕτω δὲ Σικελοὶ καὶ Μόργητες ἐγένοντο καὶ Ἰταλίητες ἐόντες Οἴνωτροι’ (Antioco “FGrHist” 555 F 9 in Dionigi di Alicarnasso, “Antichità romane”, I, 12, 3.). Esistono varie leggende sul personaggio di Italo, vissuto, secondo il mito, 16 generazioni prima della guerra di Troia. Da lui deriverebbe il nome Italia, dato prima alla regione corrispondente al suo regno, ovvero quasi tutta la Calabria, ad esclusione della zona settentrionale, e poi esteso a tutta la Penisola, come riporta Tucidide: “quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade”.

 

Altanum era un’antica città, con gli stessi principi della Magna Grecia, fondata 500 anni prima della venuta di Cristo, le sue rovine si trovano situate sopra l’altura di un monte appenninico, a sei miglia distante da Polistena e a tre da San Giorgio Morgeto, da cui ancora si vedono le sue tracce, i muraglioni di cinta e alcuni avanzi di torri, distrutte dai nemici e sfracellati dal tempo. Le sue origini sono antichissime, la si vuole città italo-greca autonoma retta a repubblica e con le sue leggi, con molti cavalieri a sua difesa. Doveva essere una città molto potente e forte, per la sua posizione fu certamente un punto militare strategico di grande importanza, Proclo: “Post Altanum et Morgetum aedificaverunt sib Locrenses Oppidulum”. I Locresi sono venuti in Calabria secoli dopo Morgeto, che regna nell’anno 2350, fondatore di Altanum e Morgete, la stessa etimologia del nome indica quale sia stato il fondatore, a tali argomenti si aggiunge Michele Antonio Baudrand e Filippo Ferraro Lessico Geografico-Morgentia, et Morgetia, et Morgetium, S. Giorgio, Barrio; “oppidum Brutiorum amplum, in Calabria ulteriore, apud Appenninum montem inter Polistinam, et Oppidum etc”. Proco indica ordine di luogo, e non di tempo, intendeva riferire dove esiste Altano e Morgete, i Locresi fabbricano Cinquefrondi.

 

Il Conte di Gerace Antonio Caracciolo, entrò in possesso della Baronia di San Giorgio, con il consenso della Regina Giovanna I, compra due casali Capperano e Mossuto, e insieme ai suoi casali edifica una nuova città. Il Caracciolo unifica cinque villaggi si pensa tra il 1370 e il 1390 (BentriKones, Capperano, Mossuto, Sant’Elia e San Filippo), alla quale diede il nome di Quinquefrondium, la dota di castello e con le possenti mura di cinta gli dà la forma di un pentagono. Ammirato nella Famiglia Caracciolo (par. 2 aggiunte e Correzioni pag. 380), la Baronia di San Giorgio avvenne nel dì 13 agosto 1351. I Caracciolo infatti possederono la Baronia sino al 1450 (Valensise Monografia di Polistena cap. 1). Questo scrive Scipione Ammirato (1531-1600), nel suo libro “Delle famiglie nobili Napoletane (1580)”: Di Antonio Conte di Hieraci Secondo.

 

Polistena fondata sotto l’impero greco, così scrivono Caristina, Sacco, Grimaldi e “dall’Imperatore Federico II (11194-1250) ingrandita Polystena”, così il Caristina “ab Imperio Greco fundata et a Fridero Secundo admodum aucta”. Nei registri si trovano i documenti di alcune città fondate e restaurate da Federico, l’Anonimus de Rebus Federici, inserito nell’Italia Sac. Dell’Ughelli, e parla di Monteleone (Vibo Valentia) e di Alitea, sono queste le testuali parole; “Quasdam civitates in Regno fundavit et construrit Montisleonem et Atithem in Calabria”. Il Valensise riferisce che il nome di Polistena nei documenti compare nell’anno 1266, come terra ricca di popolazione, quindi già fondata ancor prima della data del documento. La nostra patria, con questo nome bellissimo di Polistena, che porta come significato Cittàforte, fin dal regno di Re Carlo I, anno 1266, era una terra ricca di abitazioni e di popolo. Polystena, così il Borio: “quad rabur magnamque vim significat”. Questo nome deriva da due vocaboli greci, cioè da Polis, che vuol dire Città, e Tenon, fortezza. Per tale motivo lo stemma della fortezza tra i due fiumi Jerapotamo e Vacale, il nome alla nostra Polistena fu dato con una ragione e, se si riflette bene, l’antica Polistena era una fortezza in mezzo ai due fiumi. Può anche essere che nell’antico stemma, i due fiumi erano Jerapotamo e Sciarapotamo (fiume di Melicucco), visto che Melicucco era sotto il territorio di Polistena.

 

 

 

 

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