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In Nomine Domini

Laura Soliveri e Laura Soliveri

  1. Era appena rientrato a Bergamo da quando, nel 1561, anno in cui iniziarono i lavori delle mura, aveva dovuto rifugiarsi ad Albino, suo paese natale, a causa della faida tra due famiglie importanti, gli Albani e i Brembati, ma anche per tenersi lontano da certe posizioni politiche. Erano molti i cittadini che preferirono allontanarsi dalla città protestando in questo modo contro l’ingerenza di Venezia. Lui era uno di quelli. Anna si guardò intorno. Era davvero tanto tempo che non lo vedeva. Il laboratorio del fratello le piaceva molto. Percepiva una forza misteriosa che le ricordava un ambiente incantato, dove i disegni si confondevano con la realtà tanto erano veri. La luce era particolarmente rilassante e l’odore acre dei pigmenti solitamente non le davano fastidio. Quel giorno invece li trovò leggermente nauseanti. Si guardò intorno: lo studio era disordinato ma allo stesso tempo ben organizzato. Tele di tutte le dimensioni erano appoggiate l’una sull’altra sul pavimento, pergamene con disegni arrotolate fuoriuscivano da una cassapanca, sul tavolo sotto la finestra si trovava un mortaio con il pestello e sulla mensola accanto, in contenitori di vetro, risaltavano pietruzze e polveri in vivacissimi colori. Anna riconobbe il rosso purpureo di alcuni frammenti di conchiglia e il giallo dei pistilli. Ma quello che più le piaceva era la pietra blu, un grosso e costoso lapislazzulo.
  2. “Mi è appena arrivato!” rilevò Giovan Battista vedendo che la ragazza aveva preso in mano, roteandolo, il contenitore con il prezioso minerale.
  3. “É il mio colore preferito. Mi dà un senso di pace, di serenità. Blu è il cielo quando è terso, la notte silenziosa, il manto della Madonna…”
  4. “Per quello, Anna, uso l’azzurrite che è un po’ meno costosa”spiegò il pittore.
  5. “È questa accanto? Come riesci a distinguere queste due pietre?” chiese Anna prendendo e alzando l’altro contenitore per osservarlo meglio sfruttando la luce naturale proveniente da una finestra.
  6. “Scaldo un frammento del minerale. Se raffreddandosi vedo che diventa nera capisco che è azzurrite. Il lapislazzulo mantiene invece il suo colore” spiegò Giovan Battista. “Macinata molto finemente, l’azzurrite dà una tonalità di celeste pallido con una punta di verde…”
  7. “Come il manto della Madonna o i cieli chiari…” aggiunse Anna sottovoce.
  8. “Esatto! Per avere una tonalità più scura, la macino in modo grossolano anche se risulta più difficile da applicare. Devo aggiungere della colla animale”.
  9. “Non l’uovo, come spesso usi?” chiese Anna.
  10. “Saresti una valida apprendista, Anna! Dovresti venire più spesso nello studio”.

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