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Tra il cielo e il mare, della vita e delle avventure di Michelangelo saraceno

Giuseppe Zio

Anno Domini 1730, 10 febbraio, ad una settimana della morte di Papa Benedetto XIII, Orsini

Oggi ho appreso che è morto un papa ed intanto io, mentre guardo questo mare sempre più azzurro, e ho compiuto più di cinquant’anni, e mi sento addosso tutte le primavere del mondo, non riesco ancora a dare un senso a ciò che ho vissuto per una lunga stagione della mia vita. Da fuggitivo a marinaio. Da marinaio a frasservente. Da cavaliere dalla Croce ottagona a fuggiasco. Da esule a veneziano. Da marinaio a giustiziere vendicatore, per poi tornare su quel mare e sempre su navi. Da commercio o da combattimento, ma sempre navi. Anche quelle isole, immerse nel verde Adriatico, sembrano navi ancorate che guardavano il cielo. In tutti quegli anni di crescere e peregrinare, ho avuto la fortuna di non rimanere mai da solo: ho trovato mani e occhi. Ho trovato sorrisi e sguardi benevoli. Persino in quelle isole uno dei miei amici mi ha dedicato completamente l’ultima parte della sua esistenza. Ma anche Ignazio, in un giorno stranamente freddo di maggio, è andato via. Ora mi rimangono i libri che i generosi religiosi dell’Abbazia mi danno da leggere e, per questo, mi sento sempre in compagnia. Ora del doctor universalis Alberto Magno, ora del doctor angelicus Tommaso D’Aquino, ora del doctor mirabilis Ruggero Bacone, ora del doctor mellifluus Bernardo di Chiaravalle. Ogni tanto mi accompagno al sapientissimo Elia da Cortona; ogni tanto all’inarrivabile Giovanni di Rupescissa. Ho sentito che molti, in passato, si sono tormentati a cercare di tramutare il vile metallo nell’oro prezioso. Ma io, oramai, e me lo hanno insegnato, solcando quel mare, i maestri greci, i dotti ebrei e i saggi saraceni, ho inteso che la vera conquista è innalzare la materia vile della propria anima, resa cieca e pesante dall’ignoranza e dalla violenza, nella purezza della conoscenza spirituale. Ho capito che, quando si diventa dei monaci, lo si è per sempre. Ho capito che, navigando stabilmente su quelle isole come navi, e nutrendomi di pesce e di sacre parole, posso attendere sereno l’inevitabile chiamata. E intanto ricordare e sorridere…

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