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RITRATTO DI MARIANNA

PATRIZIA MANNI

RITRATTO DI MARIANNA

Uno degli esseri umani più studiati da me, in ogni minimo dettaglio della mimica facciale, del comportamento, nell'etica e nelle capacità indagatrici, oltre che in filosofia di vita, è stata Marianna. Ancor oggi si può distinguere a Cocullo, chi è cresciuto sotto la sua egida e chi no. Aver conosciuto ed essere cresciuti con Marianna ha significato saper distinguere il genere umano, saper ridere di esso e cavarsela anche sotto un bombardamento. Era mora, viso scarno, occhi vivacissimi che passavano dallo sguardo in tralice alla mitragliata diretta, allo scrutare da sotto a sopra e da sopra a sotto; non guardavano mai in alto i suoi occhi, erano invece sempre pronti a cogliere anche una lepre che saltava sul Vaglio o a Pietrafitta. Era bella, austera e sagace, aveva una camminata sicura e lenta, tipica dell'osservatrice, acuta nelle battute e sempre vincente negli scontri con gli altri esseri umani, che pure, affrontava solo e soltanto con la lingua. Aveva una saggezza infinita e questo, ammantata da una coltre spessa di mistero, la faceva diventare il temuto mito di tutto il paese e di noi ragazzine che ne eravamo completamente affascinate. Anche se non anziana, nei miei primi ricordi, ha sempre avuto una mazza in mano, prima quasi per gioco, negli ultimi anni ci si appoggiava, quando non era molto guardata: aveva un senso della dignità e dell'autostima che ci ha fatto scuola e oggi Crepet je spiccerebbe casa! Lei conosceva le erbe, i loro effetti, ti raccontava le leggende antiche e le fonti storiche di fatti accaduti, si ricordava tutto, fino al seicento e oltre...era come un archivio consultabile e quando non sapeva ti diceva "quesse nen le saccie". Poi c'erano le sue ipotesi che erano sempre a sfondo pratico-filosofico, oscillava tra Kant, Hegel, Marx e persino Cartesio, quando tornava a fare supposizioni, vedute di vita o teorie a cui il riferimento continuo era un must della sua dottrina. Anche quando andavo sola in montagna me la trovavo a valle, quello significava che facevi parte della cerchia dei suoi protetti e che quindi avresti avuto il passaporto per ogni coglionata che avevi commesso. A seconda della gravità di ciò che combinavi, difatti, sapevi, quando la vedevi da lontano, anche il giorno dopo il misfatto, che lei, senza far capire ad altri, ti avrebbe fatto intendere che sapeva e, se avevi corso un pericolo, ti tirava le orecchie con le parole, ti faceva capire, anche solo con uno sguardo e ti faceva diventare un microbo. Quello che mi accadeva spesso con lei era invece la complicità, si era accorta di tutto e quindi non avrei mai dovuto negare con lei...bastava guardarci, inclinava il viso, faceva slittare quel sorriso ironico, malizioso e onnicomprensivo dal lato più alto della faccia e mi diceva "mò vatten'a casa ì statte zitta, ca' le saccie sol'ì" (adesso vai a casa, che lo so solo io...sott'inteso, non lo dico); in quell'istante sapevi che quello che avevi combinato era in elenco ma che nel contempo, ti eri guadagnata una medaglia d'oro al valore, quella sua. Lei arrivava sempre al momento giusto e ti faceva vedere quell'aspetto della vita che tu non riuscivi ad accettare, te lo faceva scivolare nell'ovvio vitale: un pozzo in cui accadeva di tutto dai primi uomini, e ti descriveva la vita primitiva che, solo Piero Angela dopo avrebbe fatto, ma senza la filosofia marianniana. Marianna potevi incontrarla ovunque, era attivissima, persino quando abitavamo alle casette, ti beccava, veniva, bussava come se fosse stato un codice, piano ma cadenzato e tu sapevi che era lei, aprivi e diceva a mia madre : "'gnora maje', te sò purtate du ova delle picinelle meje, daccele a 'ssi quatraglie"(signora maestra t'ho portato due uova, delle mie galline più giovani, dalle a questi ragazzi). Poi si fermava, facevamo il caffè ma raramente lo prendeva, restava a discorrere e ci fermavamo tutti perché sapevamo che quella sarebbe stata un'altra sua lectio magistralis imperdibile. Di lei mi divertiva tutto perché era, quando trovava terreno fertile, di una simpatia unica, te la ritrovavi ovunque: a Lunghezza, alle casette, sotto a Pietrafitta, all'Aravecchia, a Canale (località opposte le une alle altre) e nel contempo sorvegliava le persone e le cose a cui teneva. Il suo motto era: "me s'ha scappata 'na caglina", questo giustificava il fatto che fosse lì, il "mi è scappata una gallina" era sempre credibile, anche ai piedi di una montagna e diveniva top secret tutto quello che aveva visto o ascoltato mentre cercava di proteggere qualcuno di noi, specie se piccoli. Il suo archivio di memoria personale era smisuratamente enorme, arrivava dalle favole antiche, alle storie trasmesse oralmente; lei ha rappresentato per mia madre, che faceva ricerche sulle tradizioni, la maggior fonte di saperi e a me ha dato, con le antiche leggende, degli indizi ottimi per scoprire opere o dati a cui ho potuto attribuire una collocazione storica. Marianna oltretutto era stata anche capo fornaia nel forno comunale che ora non c'è più. Andare al forno con mia nonna, quando c'era Marianna, resta uno dei ricordi più belli della mia infanzia, ricco dell'odore del pane che, caldo caldo, offrivano a noi piccoli che volevamo "i culetti", cioè la parte arrotondata e più piccola della punta dei filoni o quella perimetrale delle pagnotte. Pensare a lei è risentire l'odore dei biscotti di Pasqua, quando con mia nonna e le altre, riempivano le tavole di "palmelle e cavallucci" da cuocere, cioè dolcetti con la stessa pasta delle pizze dolci, ma a forma di bamboline e cavalli, per noi bambine e per i "maschi". Sono grata a questa donna che, se pur isolata in una piccola realtà, ha dato a noi ragazze le armi per non arrenderci mai, per combattere e sentirci forti, spronando tutte noi ad usare la testa, ad essere indipendenti intellettualmente e a saper vivere la vita in libertà, senza vergognarci delle nostre scelte...e mentre scrivo adesso, risento la sua voce, saggia e ironica, e tutte le voci delle donne in fila a quel forno che hanno, col lavoro ed i loro sacrifici, superato una guerra, la fame, le difficoltà, senza mai far mancare nulla ai figli e a noi nipoti, donne che si sono, in tutto il mondo, distinte per laboriosità, intelligenza e solidarietà.

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