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Nicol ali di farfalla

Rosalba Griesi

Aveva un bel volto, la fronte larga, capelli fluidi ed occhi a mandorla. Un bel sorriso,

generoso e grande che partiva dal cuore e dalla bocca s’allargava alle guance sino agli

occhi. Gli anni? Non abbastanza per concluderli. Amava la bellezza e sapeva porgerla con eleganza e sobrietà. Leggera, ma non di superficialità, piuttosto di farfalla che si posa

di fiore in fiore per carpirne i segreti più profondi.

Non ricordo mai d’averla vista adirata Metteva il broncio che si scioglieva dopo

pochi minuti. Non riusciva ad avercela con nessuno. Nicoletta d’un tratto cantava a squarciagola in auto. Che poi, il suo tono di voce era basso, soffocato quasi. Le piaceva Fiorella Mannoia, Zucchero, Fabrizio De Andrè… Quante foto scattate insieme! In autunno i caldi colori ci avvolgevano, in primavera quei soffi nuovi ci risvegliavano.

«Nicol, aspetta, stoppa…qui ci sta uno scatto!»

Gemme di pesco o un campo di colza, come di sole frantumato. Quante soste al mattino e a scuola si arrivava sempre in La mia Nicol dal sorriso dolce, Nicol e la gioia di vivere.

«Rosy…» e io non le rispondevo in preda alle mie paturnie, come spesso mi accade.

Oppure intenta ad inseguire un verso, un’immagine, un pensiero.

«Rosy, Rosy…» insisteva. «Si Nicol, arrivo».

In ufficio una di fianco all’altra, e si faceva anche noi ricreazione… Un gran cereale a te,

uno a me. poi il caffè. Ho smesso persino di fumare, perché a lei dava fastidio l’odore del

fumo che mi rimaneva addosso dopo la sigaretta, mi diceva. Un’amica anche questo ti fa

fare o sei tu a farlo per lei…

«Dai fammi leggere quel che hai scritto» mi diceva.

«Davvero ti piacciono le poesie?» Era sincera

Nicol, mi diceva a chiare parole quel che pensava. Quanto ridere insieme, bastava un cenno, uno sguardo. Ridevamo di tutto, l’ironia le apparteneva, l’allegria era nostra compagna. «Sembrate due carabinieri» ci dicevano.

Il suo passo lento e cadenzato, le sue movenze, come di chi attraversa l’arcobaleno. «Nicoletta Nicoletta e le sue mille borsette, una bianca l’altra blu, e c’è poi la più bella che ha la forma di una stella».

A dicembre era partita per il nord.

Le scrivevo: «come sta oggi la mia principessa?»

Era molto debole e a fatica mi rispondeva da quel letto d’ospedale.

A maggio ogni mattina mi fermavo per fotografare i campi in fiore… papaveri,

ciclamini, viole, margherite e fiori di malva. Un fiore al giorno le offrivo e lei riusciva a

sentirne la fragranza, mi diceva. Alcune mattine mi sembrava di averla accanto, di sentirla cantare all’improvviso a squarciagola. Per un po’ di giorni non si era fatta più

sentire e io stavo temendo il peggio. Poi un pomeriggio mi aveva chiamata e con un filo

di voce: «Rosy…»

«Non molla» pensavo, perché noi donne abbiamo una forza infinita, perché sappiamo

scavarci dentro, perché sappiamo dove cercarla. E quella forza la tiriamo fuori con

uno strepito tale da far paura. Fino all’ultimo ha lottato, non si è mai arresa. Lei, remissiva agli eventi della vita e pur tenace. Lei, dolce di quella dolcezza disarmante e disincantata. Non mi è bastato parlarle, starle accanto per sostenerla, ho preso il treno e sono andata ad abbracciarla. Ci siamo parlate per l’ultima volta. Le ho raccontato il quotidiano, abbiamo riso ancora e ho letto le ombre nei suoi occhi e ho cercato di scacciarle, ma non so se ci sono riuscita.

È stato un privilegio averla avuta a fianco. Nulla avviene per caso. La sua allegria, la

sua fresca amicizia, la sua semplicità, lei stessa, sono stati il viatico di un progetto

divino con cui la Madre Celeste ha voluto far comprendere molte cose a chi l’ha

amata. Ed è questo il vero miracolo, Nicol. Soltanto mi sarebbe piaciuto ancora una

volta sentirla cantare con quel tono di voce scanzonato, quasi soffocato, ma convinto,

tanto convinto.

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