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Il profumo della mimosa

Claudia Musio

Quella notte, Elisa iniziò a pensare a propositi di ribellione. Chi decideva del destino di ognuno, a parte Dio? E non desiderava forse il meglio per le sue creature? Allora perché doveva accettare il

destino ingrato di serva o avere come unica speranza l’arrivo di un uomo per mutarlo? Al di là dell’amore che provava per Giacomo, l’orgoglio la pungeva intensamente e continuava a ripeterle “sii libera, sii padrona di te stessa”. Ma come? Questo la tormentava.

Tutto attorno regnava un’immobilità rassegnata, ogni giorno era uguale a se stesso, ogni notte popolata dagli stessi sogni, radi per la stanchezza.

Elisa decise, quel giorno, che per lei il futuro non sarebbe stato costituito da mattine, sere e notti che si ripetevano una uguale all’altra. E che in quel futuro fosse compreso Giacomo era ininfluente.

Sapeva di avere l’intelligenza e la forza per andare avanti anche senza il suo appoggio. E non avrebbe implorato amore, come una mendicante affamata di fronte a una mensa imbandita.

No, lei avrebbe trovato un modo per avere amore e una vita diversa e sarebbe stata come un albero di fico, caparbio e forte, che cresce nella terra scavata dalla siccità, e si alza imperioso contro il

cielo, carico di gemme dolci come miele.

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