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ACCADDE UN GIORNO

Piero Listello

A scuotere dalle radici l’esistenza della piccola comunità, provinciale e un po' bigotta, e ad arricchire di nuova linfa il confronto fra i nostri eroi, a un certo punto anche il Papa si dimette!

Sicuramente la cosa fa più notizia sulle alture impervie sopra la vecchia chiesetta diroccata di San Pietro che non all’ombra del porticato del Bernini.

Nella piazza centrale, di fronte al palazzo comunale, è tutto un discutere infervorato da parte dei sedicenti laicisti che pretendono di spiegare il fatto nuovo senza il "vizio" della fede.

Di lato, quasi a scansarli per non esserne contagiati, transitano furtive a testa bassa le parrocchiane più assidue, incredule e spiazzate dall’annuncio.

In mezzo, c’è il popolo che non considera minimamente la questione. Era successo altre volte in epoche lontanissime, delle quali non v’è ricordo se non nelle pergamene, e quindi lo stupore è comunque grande.

Pontefici ritenuti fuori contesto sono stati eliminati negli anni con ben altri sistemi” argomenta freddamente Ago.

Ricorda, grazie alle sue reminiscenze classiche, un altro caso similare di dimissioni del Papa, quello arcinoto di Celestino V, "colui che fece il gran rifiuto" come lo indica Dante.

Questi rassegnò le dimissioni dopo pochi mesi, non reputando più opportuno prestarsi alle pressioni dei faccendieri intenti ad approfittare della sua buona fede. Qualche similitudine con le vicende attuali al nostro Ago pare di scorgerla.

L’attuale nuovo Pontefice mostra di essere al passo coi tempi; sa correggere le posizioni del predecessore e non esita ad abdicare a vecchie norme per acquisire consenso.

Il Suo atteggiamento, ancorché a parole dichiari esattamente l’opposto, è quello tipico di un sedicente buon padre di famiglia che, consapevole della propria carenza di autorevolezza (non diciamo neanche di carisma) nei confronti dei figli, si dimostra incapace di negare ai pargoli qualsivoglia sfizio per timore di perderne il rispetto.

Ancora una volta la Chiesa mostra di avere un’intelligenza sociale eccezionale” tocca constatare a Ethos, con il suo forbito politichese, sebbene stenti ad accogliere in toto le spiegazioni del suo gesto da parte del Pontefice Emerito.

I fatti e gli eventi storici della Chiesa sono difficilmente da tutti percepibili fino in fondo” aggiunge.

Intelligenza marketing. – puntualizza Ago senza tema di essere blasfemo – La Chiesa ha duemila anni di esperienza nell’esercitare pressioni sui creduloni”.

Oggi, dimostrata la difficoltà a sostenere ancora delle verità dogmatiche, Essa re-interpreta alcuni capisaldi della dottrina in maniera più vicina alle attese dei credenti.

Bisogna andare nel senso del mercato” convengono in forme diverse i due vicini di casa. La definizione delle regole e delle eventuali restrizioni è così diventata una contrattazione aperta alle parti: se una regola deve esserci, occorre che sia negoziata, non saldata a un principio o a un valore.

Così succede che "In principio c’era il Verbo…" e le parole a seguire rimangono solo chiacchiere in libera uscita.

Su queste posizioni si apre in paese lo spartiacque fra chi ritiene che a farne le spese sia soprattutto la nozione di base del cristianesimo, quella di fede nella rivelazione dei misteri soprannaturali da parte di Dio, e chi viceversa, come Ethos, si compiace di un certo modernismo di facciata.

La sostituzione delle "ragioni per credere" con la sola "volontà di credere" viene comunque accolta con motivata soddisfazione anche da Ago, paladino da sempre del valore dell’individuo.

Non stupisce però che la gente sia sempre più tiepida nei confronti della Chiesa che progressivamente annacqua le sue regole a beneficio del mercato” sostiene criticamente il capannello dei più incalliti conservatori un po' retrò.

La dottrina ora è diventata un self service!” aggiungono costoro. Di tutti i sacramenti il cosiddetto credente sceglie la combinazione che più gli piace e ignora il resto, assecondato in questo dall’evoluzione sempre più permissiva delle regole ecclesiastiche.

Se sul tema strettamente religioso tradizionale le distanze dei nostri eroi non paiono abissali, altro è quando si valuta l’intromissione in questo contesto del nuovo mito imperante: la Rete.

A ben vedere, secondo Ago, si affaccia all’orizzonte una nuova religione con le sue norme, il suo credo e anche qualche dogma.

La Rete, infatti, a una osservazione critica, pare candidarsi a surrogato della stessa religione, se non della fede tout court, con qualche esito nell’immaginario di molti.

Ormai quasi quattro miliardi di persone al mondo credono nel potere della "nuvola". Mai nessuna divinità prima di essa era riuscita a tanto.

Quotidianamente questi "credenti", più volte al giorno, si affacciano ai nuovi luoghi di culto virtuali e si trattengono per le relative cerimonie per molte ore consecutive senza mostrare stanchezza o distrazione.

Non lesinano tempo prezioso, sottraendolo magari ad altri compiti di primaria necessità, pur di sottoporsi ai più diversi rituali e, se richiesti, non disdegnano offerte e contributi alle peggiori iniziative.

Seguono in maniera acritica i sedicenti e conclamati sacerdoti del virtuale e si sottopongono volentieri al nuovo catechismo. Non c’è associazione cattolica (né di altre confessioni) che sia ugualmente sollecita nel suggerire, aiutare, consigliare e, all’insaputa dei più, nel plagiare i potenziali seguaci.

Il nuovo Pontefice, per quanto popolare e accattivante, avrebbe difficoltà a contrapporsi al fenomeno. È talmente palese la presa di questo nuovo credo sulle masse che il successore di Pietro ha preso lui stesso a farne uso a piene mani.

Dice Sun Tzu[1]: "Se conosci le tue capacità e quelle del nemico, non dovrai temere l'esito di cento battaglie; se conosci te stesso, ma non il tuo avversario, per ogni vittoria subirai una sconfitta".

C’è da dire in più che una gran percentuale degli accoliti ha una fede quasi incondizionata in questa novella istituzione; non solo la frequenta quotidianamente, ma gli si affida in toto per molte delle sue necessità, spirituali e non.

Crede nelle sue regole e obbedisce ai suoi dettami senza remore, anzi con profonda convinzione. Le affida i suoi segreti e le sue pene senza neanche essere al riparo di una parvenza di confessionale.

Moderne tecniche di raccolta fondi come il crowdfundingsono ormai più efficaci dell’obolo raccolto in chiesa.

Ethos azzarda: “Se pure gli adepti sono molti, la presunta religione – come tu, Ago, la chiami – che li abbraccia tutti ha molteplici riferimenti, si offre aperta e disponibile e non chiede dedizione in cambio”.

Nella realtà, per una apparente assurda "legge del contrappasso" che Ethos pare non cogliere, più si allarga lo stuolo dei "credenti" e lo spettro delle "funzioni", più si assottiglia il numero dei "sacerdoti officianti".

Una ristretta gerarchia, nel senso etimologico del termine[2], decide per tutti, spaziando dalle cose materiali agli acquisti, dagli stili di vita alla salute, dalla cultura alla salvezza dell’anima con le stesse tecniche e la stessa disinvoltura.

L’Olimpo dei divini padroni della Rete, là sulle estreme alture al riparo della onnipresente "nuvola" che nasconde la vista ai comuni mortali, si avvicenda, si fonde, acquistando tutto da tutti, senza mai tradire la regola fondamentale: il business.

All’osservatore più attento – e Ago è fra questi – tocca ammettere il profilarsi progressivo, sempre più evidente, di un’entità onnipresente in Rete, senza la quale "è impossibile che ogni cosa abbia nascimento[3]".

Il nuovo affascina e cattura, promettendo più che minacciando, e assicura felicità e conforto direttamente in questa vita.

La nuova confessione – scherza Ago – non ha previsto le pene dell’inferno per chi non rispetta i suoi dettami”.

Il "DivinoArtigiano" di cui s’è detto, rappresentato dalla ristretta élitedei padroni della Rete, è una forza ordinatrice, una sorta d'intelligenza che progetta il mondo secondo le proprie idee usando la tecnologia come strumento.

Egli detta progressivamente le sue regole con l’apparenza accattivante di farti un favore e lasciarti sempre l’opportunità di decidere.

La scelta che viene lasciata al singolo all’interno della sovrabbondanza di soluzioni a disposizione in ogni contesto– sostiene Ethos – garantisce di essere in ogni momento il decisore del proprio futuro”.

In realtà, lo scopo principale a cui tende la straboccante offerta è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero – obietta Ago – e sopprimere la creatività individuale”.

Non c’è, nella nuova religione, un peccato originale da recuperare con penitenze o pagando gravose indulgenze. Non c’è bastone, ma un’infinita serie di carote che ti stimolano a fare sempre di più.

La terminologia di rito è tutta al positivo: i credenti procedono a colpi di "mi piace", "condivido", "partecipo", "aderisco".

Non esiste il Male personificato in antitesi al Demiurgo. Esistono infiniti cattivi utilizzi che ognuno può adottare per ignoranza o per colpa. Non c’è negli adepti la paura annunciata dell’inferno per chi sbaglia.

Più di quanto succede in altre confessioni, in questo caso quante più sono le persone che soggiacciono alle regole comportamentali della “nuvola”, tanto più probabile è l’adeguamento di tutti e il livellamento delle eccezioni.

C’è incombente il terrore della solitudine per chi, avendone abusato, dovesse rinunciare. Senza amici, senza gratificazioni, a corto di emoticon da scambiare e senza cinguettare si può effettivamente morire di inedia!

Quante più sono le persone che soggiacciono alle regole comportamentali della "nuvola", tanto più probabile è l’adeguamento generale e il livellamento delle eccezioni.

In tali condizioni l’individuo medio non ha esitazioni e le uniche soluzioni, senza diversi punti di riferimento, sono quelle di assecondare il flusso.

Sembrava impossibile che potesse esistere un religione più permissiva della cattolica, e invece è stata creata!” ragiona per illazione Ago.

Vecchie credenze dell’ambiente bucolico portavano a credere in un disegno superiore ogni qual volta non vi fosse una spiegazione immediata a qualche fatto.

Ci si rifaceva al Divino per rimuovere l’inspiegabile. Oggi prevale invece una sorta di autoconvincimento indotto di poter spiegare scientemente tutto.

Lo spazio lasciato all’imprevedibile si restringe costantemente quanto più ci si abitua al passivo e progressivo adattamento agli input della Rete.

Il Demiurgo è abilissimo a condurti dove vuole, lasciandoti intendere che hai deciso tu” sostiene Ago. L’intraprendente internauta finisce col convincersi di seguire la propria volontà contorcendo quest’ultima su quella "divina".

Per una massa sempre più abituata a non vedersi negato nulla, questa è la religione ideale.

Di contro, se “la colpa cristiana dell’esser nato è a priori estinguibile, sottoponendoti alle astute regole della religione tradizionale – come afferma Ago – ora, viceversa, la catalogazione cui ti si sottopone nella novella "congrega" spesso non concede la redenzione”.

Nella religione tradizionale i tuoi vizi o virtù sono noti solo a Dio o, al più – se l’hai deciso tu – a un suo intermediario delegato – rincara Ago – Nella nuova tutto quanto è presente nella nuvola a disposizione di chiunque, per quel che ne sa il singolo”.

La disponibilità di quantitativi enormi di informazioni nei contesti più diversificati, opportunamente correlati fra loro, offrono al Demiurgo una rappresentazione di ognuno che sfugge all’individuo stesso.

Ciò gli consente di prefigurare conglomerati omogenei "pilotabili". Ogni individuo entra a far parte di una tabella statistica in quanto esemplare di una determinata "categoria". La statistica è diventata la base della scienza sociale. Le tabelle cui si può appartenere sono innumerevoli.

Qualcuno[4]sostiene che siamo in un’epoca dominata dal culto dell’ego che si sfoga anche in un nuovo esempio di autoaffermazione sui social media di fronte al mondo intero.

“In realtà – sostiene Ago – questo puro esibizionismo erode la nostra sfera privata a vantaggio di false versioni di noi stessi eterodirette che ogni giorno fingono di essere un’unica persona”.

Ci si aggrappa alle verità delle tabelle statistiche, per sentire un minimo di sicurezza e un senso di appartenenza. Come individui non contiamo più niente: siamo delle categorie merceologiche.

Una volta statisticamente parcellizzato, l’uomo non viene ricostruito come un insieme” osserva puntualmente Ago.

C’è stato un tempo in cui mancavano sempre e comunque degli elementi per completare il mosaico di una persona: pochi dati e nessuna connessione fra di essi.

Ma la gente, guardandosi negli occhi, si sforzava di approfondire e di conoscere a colpi di poderose strette di mano” sostiene Ago.

Oggi abbondano le informazioni e le chiavi di lettura, ma nessuno si cura di vedere l’insieme, accontentandosi della parte che più aggrada, o che più irrita e sulla quale scaricare le proprie paure e insoddisfazioni.

Le persone anche estremamente intelligenti, per timore di essere outsider, diventano gli apologeti dello status quo o, peggio, si inventano delle utopie sul futuro paradiso terrestre dove tutti sono uguali e parlano la stessa lingua.

Il Demiurgo, a cui nessuno più si appella per una riapparizione salvifica, ha svuotato anche i residui crogioli di insoddisfazione, e se si formano gruppi o agglomerati è solo per elargire il proprio "like" ad altrettante istigazioni messe deliberatamente in campo dai social.

Il sistema tende a tenere gli adepti tutti a bada sotto l’"amorevole" mano del Superiore. Guai ad emergere senza il dovuto consenso!

A noi, che riportiamo fedelmente la diatriba fra i "simpatici" vicini di casa, corre l’obbligo di chiarire al volenteroso lettore che, vista in quest’ottica, la Rete mostra ben più meriti e portentose potenzialità di quante Ethos pareva volerle attribuire equiparandola alla nuova pietra filosofale.

[1] generale e filosofo cinese del V secolo avanti Cristo

[2] Il termine gerarchia deriva dal greco: hierós (sacro) ed archeía (comando).

[3] Platone, Timeo, 28c parlando del Demiurgo.

[4] Andrew Sean Greer

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