Poli, città dell'ospitalità

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Il Corriere Nazionale

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Poli, città dell'ospitalità

Poli è un piccolo borgo italiano di 2.400 abitanti circa, a 435 metri sul livello del mare, posto sulla dorsale tra Colle Corvia e Monte Cerella, presso le sorgenti del Fosso Saviano e del Rio Maggiore. Si trova a sud-est della capitale, quasi a cavallo tra Palestrina e Tivoli. Il borgo è pressoché unico, ricco di preziosissime testimonianze artistiche e architettoniche. Immerso in un territorio caratterizzato da un patrimonio naturale e paesaggistico esclusivo, che si estende fra l’agro tiburtino-prenestino, i Monti Prenestini e l’alta Valle del Sacco. Zone non solo a elevata, e rara, biodiversità (qui sono ancora presenti il gatto selvatico e il lupo), ma altamente connaturate da una concentrazione eccezionale di tesori architettonici come strade, ponti, acquedotti, necropoli e santuari di epoca romana, di grandi ville patrizie e di quel gioiello d’inestimabile valore rappresentato da Villa Catena, una delle ville più misteriose del Lazio, d'origine cinquecentesca, soggetto di alcuni dipinti all’epoca del Grand Tour, che la resero celebre fra i vedutisti di tutta Europa.

 

Tutto ciò in un ambiente pulito, incontaminato, custodito, salvaguardato e organizzato. A questo proposito va ricordato l’innovativo progetto di ricerca centrato sulla bioclimatologia e il relativo accordo tra Comune e Università Federiciana. Un piano di lavoro ad ampio spettro, che ha già realizzato un primo screening sui campi elettromagnetici della nostra area e, a medio termine, un sistema integrato di raccolta dati attraverso centraline di monitoraggio e di dati territoriali. Quindi, incontri nelle scuole per spiegare ai ragazzi le implicazioni di questo fenomeno.

 

L’anno 992 è la data alla quale viene legato il nome di Poli, poiché con un diploma dell’imperatore Ottone III viene confermato il possesso del “Castrum Paoli” ai monaci dell’abbazia romana dei Santi Andrea e Gregorio.

 

L’insediamento antico di Poli, allungato su un banco tufaceo, rappresenta una tipologia di impianto urbano detto a “Fuso d’Acropoli”, che ricorda la forma di una nave, il cui pennone è formato dal maestoso campanile barocco della Chiesa Arcipretale di San Pietro Apostolo.

 

La storia di Poli è connessa alle vicende ecclesiastiche. A questo piccolo borgo, in modo diretto e indiretto, sono legati ben 4 Papi. Innocenzo III, dei Conti di Segni, lontano parente di svariati pontefici tra i quali Benedetto IX e Gregorio I; alla stirpe dei Conti di Segni furono legati da rapporti di parentela soprattutto i pontefici Gregorio IX e Alessandro IV. Alla loro discendenza appartiene Innocenzo XIII, nato qui, a Palazzo Conti, oggi sede del Comune.

 

Il nucleo abitativo occupa il piano più alto e più largo del costone di tufo su cui si erge, con una strada principale mediana dorsale sul colmo ed un sistema trasversale di vicoli, che si affacciano all’esterno, “a spina di pesce” o a foglia lanceolata.

 

Ci sono la Porta da Capo e la Porta da Piedi. Il suo fascino è dato dal centro storico, attraversato dalla Via Umberto I (la Via Maestra) e dai trentacinque vicoli radiali anche in comunicazione tra loro e di tante chiese. Ricordiamo qui Santo Stefano, costruita intorno al 1000; S. Antonio Abate, che conserva preziosi affreschi di Giacomo da Poli, uno dei tre allievi del Beato Angelico; Santa Maria del Peschio, una piccola chiesetta di campagna, ma resa preziosa da affreschi che la Sovrintendenza ha attribuito alla scuola di Giotto.

A Poli si ha l’impressione di un piccolo mondo, in cui la vita è scandita da un sottofondo di operosità e vivacità. E ciò integra la Comunità fatta di giovani, donne, famiglie, vicinato e di accoglienza per gli immigrati. Vi è stato un periodo che Poli ha ospitato fino a 600 persone delle comunità rumene e dell’Est in genere.

 

Ecco, i duemila quattrocento polesi vogliono essere conosciuti nel mondo circostante per la loro ospitalità. Non a caso, ogni anno, ogni ultima domenica di settembre, in occasione della Festa di Sant’Eustachio, nostro Patrono, grazie al contributo determinante dell'Associazione "Le donne del vicolo, "si organizza la “Festa dell’Ospitalità”, appunto, con spettacoli, canti e balli, ma soprattutto un momento di convivialità e di condivisione perché nei portoni e nei vicoli del centro storico vengono offerti gustosi piatti tradizionali della cucina contadina (le ciambelle "scutturate", cucchi e fasori, gnocchi lunchi con sugo di ciammarughe e cotiche, pizza azzima e renga, 'nzalata accapezzata, stuzzicotti, sagne di tretigliu, frascaregli, pasta spizzica e jetta) ai pellegrini e ai visitatori.